lunedì, 09 giugno 2008

Angelo


Quanti angeli possono danzare sulla punta di uno spillo?

E che ne so io?

Ma soprattutto: perchè?

Beh, allora, credeteci o no questa era una domanda teologica posta da Tommaso d'Aquino... O meglio: Nel suo "Summa Theologica" d'Acquino si incarica di domandarsi se possa essere possibile che molti angeli occupino lo stesso spazio contemporaneamente.

Martin Scriblerus, pseudonimo parecchio in voga in quel periodo per tutti coloro che si divertivano a fare satira e che tradotto suona più o meno Martino lo Scribacchino,trasformo il pensiero del santo filosofo e lo riassunse nella domanda famosissima che sta in "apertura...

Allora: Tommaso alla fine del suo pippone dice che no, gli angeli NON possono occupare contemporaneamente lo stesso spazio (e dunque NON possono danzare sulla punta di uno spillo senza intralciarsi) mentre io, che sono notoriamente gretto e sciocco dico: Ma che bisogno ne avrebbero?

Semplice.

Allora facciamo finta che dio esista e immaginiamo 'sto vecchiaccio un pò bonario e un pò guardone che un giorno, prima che esistesse la cognizione del "giorno", "decide" di "fare" il mondo, di "fare" gli uomini, la luce, lo spazio e pure il tempo. Tutto questo perchè forse si era ormai annoiato a morte degli angeli. Esseri di puro intelletto dediti assolutamente al suo compiacimento.

Come dire: passa un paio di miliardi di eoni in compagnia di gente luminosa che fa tutto quel che vuoi e vedrai che un poco di risentimento lo avrai cetamente.

Ma abbiamo proprio toccato il punto senza nemmeno soffermarcisi e cioè: il compiacimento del volere di dio.

Eh già perchè, sempre ammettendo l'esistenza di questa entità a se stante e super partes (il motore immobile), è normale che se il creatore dice balla certamente tu ballerai, soprattutto se sei un "angelo" creatura di puro intelletto che risale alla notte dei tempi e, soprattutto, senza il libero arbitrio.

E allora, se sei un marcantonio potentissimo con l'intelligenza di un processore intel e la sua stessa capacità decisionale, quando il tuo operatore ti dice qualcosa certamente tu lo farai.

E allora, se il vecchio creatore, arcigno e inasprito dal passare dei millenni dice: "Ballate sulla punta di uno spillo" secondo voi ci sarà un limite alla folla angelica che si dibatte nei più assurdi twist?

...E ricordate che il suddetto vecchiaccio è pure onnipotente...

postato da: diolupo alle ore 10:18 | Permalink | commenti
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mercoledì, 04 giugno 2008
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Sergio Caputo si riconferma un autore brillante e sensibile in un campo che sembrerebbe non avere nulla di molto attinente al mondo della musica e della canzone. Il suo romanzo è uno spaccato di vita vivace e profondo che si fa leggere tutto d’un fiato e pesca a maglie strette, per ammissione dello stesso protagonista, dalla vita vera del cantautore e musicista “Fictionalizzata quanto basta”. Proprio per questo leggendo il libro ci si sente proiettati nella storia come in una canzone, come in un intero disco che dipana nelle sue note il viaggio a ritroso di un musicista/cantautore italiano emigrato in america che si ritrova bloccato a Roma durante uno dei suoi tour annuali a causa di un passaporto (il suo) perso per un banale incidente, lo ascoltiamo e osserviamo pensare, vivere ed ubriacarsi nel suo presente e nello spettro del passato, contemporaneamente in lui e fuori di lui, come un’introspezione jazz che si guardasse allo specchio. Caputo parla dell’essere persone e personaggi, della vita vissuta, di quella sognata e di quella sperata e mai occorsa, di fiction e realtà e degli inganni che si celano dietro entrambe, si strappa da se e si fa vivere dal lettore in una delle infinite possibilità che possiamo strappare all’universo, che poi è sempre una ed unica e la fa vivere intensamente, forse davvero “disperatamente e in ritardo cane" come da titolo. E’ un romanzo riuscito come una bella canzone, e proprio come una bella canzone avvolge e fa vivere emozioni che rimangono, e a differenza di una bella canzone lascia dentro musiche differenti come nella vita vera.
postato da: diolupo alle ore 08:44 | Permalink | commenti
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venerdì, 24 agosto 2007

Tratto dall'altro mio Blog, su Maciste .it  Sempre roba mia.L'insoddisfazione della fine


Che cazzo vuoi?

Beh, è chiaro che questa frase sottende all'antica anatomia dell'uomo, quando aveva più peni e dunque la nostra amat frase non era certo una offesa, anzi, era piuttosto una cortesia: si lasciava la possibilità di scegliere.

Che vuol dire?

Niente.

Semplicemente riflettevo sule origini delle cose

Di solito c'è sempre qualcosa che fa scaturire quello che poi viviamo, c'è sempre un "perchè" alle cose.

Per nostra natura però, siamo sempre tentati dalla "fine".

Qual'è la fine di questi eventi, a cosa porteranno, qual'è il risultato di questa ricerca eccetera e questo è normale: infatti per natura l'origine sta a capo e la fine giunge in ultimo anche in senso cronologico, quindi necessariamente anche la ricerca dell'inizio è destinata a giungere dopo lo stesso, anche perchè comincia dopo

Ancora una volta mi sento di interpretare i pensieri del lettore e dire: "Che cazzo altro starà dicendo, questa volta?"

Beh, stavolta non è semplice

Non è semplice perchè il punto della discussione è la caducità umana. Inutile citare alcunchè, basterà pensare ad una cosa sciocca e a una domanda banale: Che ore sono? (no, non è Guzzanti).

Intendo dire che è facile formulare una domanda come questa però la risposta non è mai esatta.

Perchè?

Ma lo sanno pure i bambini, nel tempo che leggete l'ora e poi la comunicate e nel tempo che la vostra frase viene incamerata dal cervello e dall'intelligentia del povero richiedente senza orologio il tempo scorre.

Quell'ora è già passata.

Mi pare fosse S.Agostino a dire che "Viviamo nel futuro perchè il presente è quell'attimo che è già passato"

Certo, potrei aver dettouna cazzata sbagliando la frase o l'autore, oppure due cazzate sbagliando sia la frase che l'autorema tanto:

è già passato.

da questa stupida quanto proonda riflessione possiamo capire quanto siamo"naturalmente" portati a pensare a quello che verrà dopo, alla fine delle cose.

Possiamo capire quanto sia faticoso percepire ed essere coscienti della propria vita nel momento in cui si trasforma da "Evento" a "Esperienza" e inoltre, possiamo capire perchè lanostra ricerca della fine sia frustrante.

"Viviamo" proiettati verso qualcosa che pregustiamo e ricerchiamo, la pensiamo, studiamo e immaginiamo, vagliamo milioni di possibilità e giochiamo a scacchi con noi stessi mentre ci buttiamo più o meno frenati o a capofitto in "quella cosa", solo che per vederne la fine il nostro unico strumento è guardarci indietro.

Capito?

No?

Te lo spiego meglio:

Il presente lo "conosciamo" solo quando è già passato, allora possiamo riconoscerlo, mentre il futuro è tutto ciò che stiamo per vivere, più o meno vicino al nostro piccolo attimoquindi quando arriviamo alla fine di una cosa, dal momento in cui finisce a quello in cui lo vediamo esiste un lasso di tempo che fa di quella "Cosa Finita" una "Cosa Passata" (infatti è finita, chiusa e completa).

Da qui possiamo dire che per vederla dobbiamo guardare al passato, vederla già finita anche quando abbiamo contribuito al suo svolgimento.

Guardare alle spalle per capire è quindi forse il nostro unico strumento di conoscenza, un meccanismo pericolosissimo che rischia di prendere il sopravvento togliendoci invece quello che è davvero la nostra natura: l'immaginazione dell'immantinente.

Ossia la nostra capacità di stupirsi del risultato che la nostra scommessa (la vita) sta avendo.

L'immaginazione dell'immantinente è quella cosa che ci permette di camminare masticando una gomma americana con lemani intasca e lo sguardo che va da una vetrina ad un bel personale eccetera senza inciampare sui nostri piedi nè sugli ostacoli dintorno (vabbè facciamo solo sugli ostacoli d'intorno, ai nostri piedi ci pensa un'alro meccanismo), l'immaginazone dell'immantinente è quella cosa che ci fa sognare un bacio nelmomento stesso in cui lo stiamo dando, è quel senso di meraviglia che mette in comunicazione il futuro immediato con il passato che si sta svolgendo (ossia passando).

E poi c'è la fine.

Che cos'è la fine esattamente?

Beh, credo che la fine sia un lasso di tempo che la nostra mente si prende da una ricerca all'altra (sognamo di poter dare un bacio, poi sognamo di come darlo, poi per quanto darlo e poi alle sensazioni che ci darà e poi... Pausa).

Alle volte quella pausa dura un pò troppo e l'immaginazione dell'immantinente (Ossia proiettata al futuro) si rivolge su se stessa e guarda indietro e il ricordo si mescola al ricordo del ricordo. Subentra la melanconia, una sottile frustrazione che ci fa crogiolare nella stessa melanconia e ci tiene ancorati al passato anche nell'immaginazione del presente e del futuro.

Una immagine facilmente visualizzabile: Camminiamo sulla linea della nostra vita, si allunga ad ogni passo e la direzione possibile è una sola, avanti; Percepiamo e creiamo questa linea grazie alla nostra fantasia e immaginazione. Ora prendiamo questa linea e facciamola passaresopra di noi e dietro fino a farla ricongiungere con la linea dietro di noi.

Rimarremo così comunque al centro della nostra vita che però nel frattempo è diventata non più una linea bensì un cerchio: saremo come dei criceti nella loro ruota, cammineremo e cammineremo senza andare in realtà da nesuna parte.

Ecco la frustrazione.

Moshe Feldenkrais, un tipo fico che ha lavorato un cinquantina di anni fa ne la mpo della sanità e della "riablilitazione"
(senza entrare nello specifico)
soleva dire: "La salute si muove, la malattia NON si muove".

Questa frase è il sunto di quello che sto dicendo.
(E perchè cazzo non l'ho detta subito: Perchè sono logorroico)

Osservare la "Fine" di qualcosa è di per se frustrante ogni qualvolta non può portare a nulla, quindi se invece porta a qualcosa non è più una "Fine" bensì un nuovo inizio.

Posso chiudere citando quindi una mia professoressa dell'università: "L'esperienza è tale solo quando è l'esperito dell'esperiente, altrimenti è mero e vuoto Nozionismo", privo di un significato singolo ma aperto molteplici visioni e quindi inconcludente e frustrante.

postato da: diolupo alle ore 23:29 | Permalink | commenti (6)
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mercoledì, 22 agosto 2007

Ed ecco qui, questo lupo vi mette questo simpatico link, il link di una rock band con la quale ho avuto occasione di girare un vidoclip musicale.

Si chiamano Tular, il link è alla loro home page in MySpace, basta far caricare la pagina, mettere in pausa il brano che parte in automatico e far scorrere la pagina fino a vedere nella finestrella due video, uno comprensivo di backstage e uno con il solo video.

Godeteveli, Buona visione

http://www.myspace.com/tularofficial  

postato da: diolupo alle ore 13:14 | Permalink | commenti
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lunedì, 20 agosto 2007

Aggiornare un blog è un lavoro o un piacere?

Cominciare un blog che cosa significa?

Riusciranno i nostri eroi...?


Per me è una sorta di percorso, un lungo lamento, non posso dire che questa fase sia completamente finita; l'anima e l'esperienza non si chiude e cancella come un file, è piuttosto come una pila di carta: ci scrivi sopra e quella si accumula, puoi metterla da parte ma tanto fa spessore comunque... E pesa.


Dio come pesa la carta!!!

Ne "Il Castello Errante di Howl" alla fine il mago si ritrova a fare fatica ad alzarsi, ad essere pesante. Un altro dei protagonisti gli dice che è normale, gli dice che quello che bisogna portare per il fatto di avere un'anima. Anima che lui alla fine ha ritrovato.

Se qualcuno sta leggendo queste righe ora si domanderà: "ma dove cazzo vuole arrivare questo"

Beh, in fondo non è questa la domanda che ci facciamo un poco tutti? Dove voglio arrivare.

Dove vogliamo arrivare

Qual'è il nostro scopo

Cosa c'è dopo la morte.

Tre domande del cazzo

........In realtà sono due, quella della vita dopo la morte è un non-problema: perchè scervellarci in vita per una cosa che scopriremo comunque a tempo debito???

e dunque eccoci, Dove vogliamo arrivare e Qual'è il nostro scopo. Quasi la stessa domanda. Solo che la prima riguarda i nostri desideri e la seconda i nostri Talenti, o Fato, Destino Karma etc... Due domande concatenate che spesso derivano l'una dall'altra senza poter discernere esattamente una primigena. Uovo o gallina?

Essere Umano.

L'essere umano si differenzia dall'animale per una cosetta chiamata "Corteccia Cerebrale", una cosa fica che permette di unire due "immagini" (o idee) lontane interi universi filologici tra di loro, creando così un prodotto nuovo, una "invenzione".

(non sono sicuro che la parola sia "filologici" ma ora come ora non mi va di andare a cercare, parlo a ruota libera, fate vobis)

Da qui a capire come moltitudini di immaggini ed idee, stipate tutte nel nostro simpatico cervello, messe in comunicazione tra di loro abbiano potuto far evolvere l'uomo e farlo arrivare dove è adesso beh, il passo è breve.

Allora dico: ma non era meglio non averla sta maledetta corteccia?

Oppure no...

Amare non è forse una cosa che fanno anche i sottocorticati (mancanti di corteccia, gli esseri meno evoluti dell'uomo)?

Allora sta corteccia ci serve solo a parlare, scrivere, fare poesia e scienza e... Armi di distruzione e tattiche di guerra.

E una cosa maledetta e maledettamente ricercata da tutti:

Filosofia Morale

Ettandecazz!!!

Dirà di certo qualcuno. Però non è così, perchè tutto si riconduce a quelle maledette 2 domande: Qual'è il mio scopo e Dove voglio arrivare.

Ne più ne meno.

Andy Warhol disse, "La vita è: nasci ti ammali e muori, tanto vale godertela finchè ti è possibile!".
E' sbagliato? Immorale? Per chi?

La filosofia morale non è la Filosofia che si studia all'universi tà nè la morale Cattolica, è semplicemente quello spirito di sopravvivenza evoluto proprio dell'uomo, quello che ti spiega dentro che come lo hai tu lo hanno gli altri, per cui è meglio non fare troppo gli stronzi e vivere bene in compagnia oppure allontanare se stessi perchè gli altri sono sempre troppi.

La filosofia morale può anche accettare la morte provocata come farebbe il darwinismo, però non lo vede di buon occhio perchè vede anche le conseguenze a lungo termine che un atto del genere provocherebbe, è quella vocina che ti fa pensare che se non fossi stato così prepotente ora non avresti un occhio nero anche se l'altro se la passa peggio.

Tutto questo per dire semplicemente una cosa.

La Corteccia Cerebrale l'abbiamo tutti, ma è una tabula rasa, va costruita. I più la usano passivamente, qualcuno imbrocca per qualche motivo la strada giusta e ha anche la forza di rimanere in carreggiata, altri si ostinano a non usarla.

Viene però il tempo in cui una corteccia non utilizzata fa cosrto circuito, allora bisogna far quadrare i conti ed è una fatica piuttosto grossa, titanica.

Non so se sia giusto ripetersi le due domande all'infinito o gettarsi nell'esperienza alla prova e riprova delle infinite risposte possibili, però auguro a tutti un grosso in bocca al lupo (e non dite Crepi, povera bestia), perchè credo che un individuo che sappia afferrare se stesso saldamente abbia il tempo e lo spazio solo per afferrare la sua famiglia, dopodichè le mani son finite e non ne restano alcune per impugnare armi ne per maneggiare offese e sfide.

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sabato, 18 agosto 2007
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giovedì, 16 agosto 2007
Drachenfest 2007

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giovedì, 26 luglio 2007
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lunedì, 23 luglio 2007
Sono in germania.
Fico.
Mi trovo ad Iserlohn e non capisco una minchia di tedesco.
Accompagno dei ragazzi in vacanza studio.
Ne curo l'aspetto sanitario...
Qualche cerotto qualche cagarella un pò di stitichezza un poco di bolle qua e la...
Ancora nessuno s'è fatto male... Per fortuna.
Siamo uno staff misto, metà austriaci e metà italiani, metà maschietti e metà femminucce.
Non c'è molto da fare, parlo bene con tutti e non parlo con nessuno, un poco coccolo l'idea della trombatina extra italica, ma poi c'è il raspone e passa.
A seconda dei momenti dico che palle o che fortuna.
Sto bene, sono fuori dall'italia, il telefono costa un'ira d'iddio e questa è un ottima scusa per non usarlo quasi
mai.
Fuori dal mondo mi nascondo lontano da me.
Allora, mentre la mia va avanti e mi ci attacco forte per non cadere, mi accorgo che c'è quel neo, quel puntino rosso che ancora non riesco ad abbandonare. vorrei tornare indietro, ricominciare a spingere la vita invece che attaccarvisi o rincorrerla senza fiato.
Vorrei.
Qualche mese fa (37) incidevo sul cuoio col fuoco
"VOGLIO".
Ora solo desidero di desiderare.
Ecco allora l'unica parola tedesca che comprendo appieno, quella che forse mi racchiude fortemente:

Sensucht

E speriamo si scriva così.
Ciao Bastardi!
(dico trovandomi tra due specchi)
postato da: diolupo alle ore 10:45 | Permalink | commenti (2)
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sabato, 21 luglio 2007
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi persorsi, chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia colore dei vestiti, 
chi non parla a chi non conosce.

 

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore ed ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, CHI NON RISCHIA LA CERTEZZA PER L'INCERTEZZA,PER INSEGUIRE UN SOGNO, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, CHI NON ASCOLTA MUSICA, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

EVITIAMO LA MORTE A PICCOLE DOSI, RICORDIAMO SEMPRE CHE ESSERE VIVO RICHIEDE UNO SFORZO DI GRAN LUNGA MAGGIORE DEL SEMPLICE FATTO DI RESPIRARE.

SOLTANTO L'ARDENTE PAZIENZA PORTERA' AL RAGGIUNGIMENTO DI UNA  SPLENDIDA FELICITA'

 

(P.NERUDA)

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