Che cazzo vuoi?
Beh, è chiaro che questa frase sottende all'antica anatomia dell'uomo, quando aveva più peni e dunque la nostra amat frase non era certo una offesa, anzi, era piuttosto una cortesia: si lasciava la possibilità di scegliere.
Che vuol dire?
Niente.
Semplicemente riflettevo sule origini delle cose
Di solito c'è sempre qualcosa che fa scaturire quello che poi viviamo, c'è sempre un "perchè" alle cose.
Per nostra natura però, siamo sempre tentati dalla "fine".
Qual'è la fine di questi eventi, a cosa porteranno, qual'è il risultato di questa ricerca eccetera e questo è normale: infatti per natura l'origine sta a capo e la fine giunge in ultimo anche in senso cronologico, quindi necessariamente anche la ricerca dell'inizio è destinata a giungere dopo lo stesso, anche perchè comincia dopo
Ancora una volta mi sento di interpretare i pensieri del lettore e dire: "Che cazzo altro starà dicendo, questa volta?"
Beh, stavolta non è semplice
Non è semplice perchè il punto della discussione è la caducità umana. Inutile citare alcunchè, basterà pensare ad una cosa sciocca e a una domanda banale: Che ore sono? (no, non è Guzzanti).
Intendo dire che è facile formulare una domanda come questa però la risposta non è mai esatta.
Perchè?
Ma lo sanno pure i bambini, nel tempo che leggete l'ora e poi la comunicate e nel tempo che la vostra frase viene incamerata dal cervello e dall'intelligentia del povero richiedente senza orologio il tempo scorre.
Quell'ora è già passata.
Mi pare fosse S.Agostino a dire che "Viviamo nel futuro perchè il presente è quell'attimo che è già passato"
Certo, potrei aver dettouna cazzata sbagliando la frase o l'autore, oppure due cazzate sbagliando sia la frase che l'autorema tanto:
è già passato.
da questa stupida quanto proonda riflessione possiamo capire quanto siamo"naturalmente" portati a pensare a quello che verrà dopo, alla fine delle cose.
Possiamo capire quanto sia faticoso percepire ed essere coscienti della propria vita nel momento in cui si trasforma da "Evento" a "Esperienza" e inoltre, possiamo capire perchè lanostra ricerca della fine sia frustrante.
"Viviamo" proiettati verso qualcosa che pregustiamo e ricerchiamo, la pensiamo, studiamo e immaginiamo, vagliamo milioni di possibilità e giochiamo a scacchi con noi stessi mentre ci buttiamo più o meno frenati o a capofitto in "quella cosa", solo che per vederne la fine il nostro unico strumento è guardarci indietro.
Capito?
No?
Te lo spiego meglio:
Il presente lo "conosciamo" solo quando è già passato, allora possiamo riconoscerlo, mentre il futuro è tutto ciò che stiamo per vivere, più o meno vicino al nostro piccolo attimoquindi quando arriviamo alla fine di una cosa, dal momento in cui finisce a quello in cui lo vediamo esiste un lasso di tempo che fa di quella "Cosa Finita" una "Cosa Passata" (infatti è finita, chiusa e completa).
Da qui possiamo dire che per vederla dobbiamo guardare al passato, vederla già finita anche quando abbiamo contribuito al suo svolgimento.
Guardare alle spalle per capire è quindi forse il nostro unico strumento di conoscenza, un meccanismo pericolosissimo che rischia di prendere il sopravvento togliendoci invece quello che è davvero la nostra natura: l'immaginazione dell'immantinente.
Ossia la nostra capacità di stupirsi del risultato che la nostra scommessa (la vita) sta avendo.
L'immaginazione dell'immantinente è quella cosa che ci permette di camminare masticando una gomma americana con lemani intasca e lo sguardo che va da una vetrina ad un bel personale eccetera senza inciampare sui nostri piedi nè sugli ostacoli dintorno (vabbè facciamo solo sugli ostacoli d'intorno, ai nostri piedi ci pensa un'alro meccanismo), l'immaginazone dell'immantinente è quella cosa che ci fa sognare un bacio nelmomento stesso in cui lo stiamo dando, è quel senso di meraviglia che mette in comunicazione il futuro immediato con il passato che si sta svolgendo (ossia passando).
E poi c'è la fine.
Che cos'è la fine esattamente?
Beh, credo che la fine sia un lasso di tempo che la nostra mente si prende da una ricerca all'altra (sognamo di poter dare un bacio, poi sognamo di come darlo, poi per quanto darlo e poi alle sensazioni che ci darà e poi... Pausa).
Alle volte quella pausa dura un pò troppo e l'immaginazione dell'immantinente (Ossia proiettata al futuro) si rivolge su se stessa e guarda indietro e il ricordo si mescola al ricordo del ricordo. Subentra la melanconia, una sottile frustrazione che ci fa crogiolare nella stessa melanconia e ci tiene ancorati al passato anche nell'immaginazione del presente e del futuro.
Una immagine facilmente visualizzabile: Camminiamo sulla linea della nostra vita, si allunga ad ogni passo e la direzione possibile è una sola, avanti; Percepiamo e creiamo questa linea grazie alla nostra fantasia e immaginazione. Ora prendiamo questa linea e facciamola passaresopra di noi e dietro fino a farla ricongiungere con la linea dietro di noi.
Rimarremo così comunque al centro della nostra vita che però nel frattempo è diventata non più una linea bensì un cerchio: saremo come dei criceti nella loro ruota, cammineremo e cammineremo senza andare in realtà da nesuna parte.
Ecco la frustrazione.
Moshe Feldenkrais, un tipo fico che ha lavorato un cinquantina di anni fa ne la mpo della sanità e della "riablilitazione"
(senza entrare nello specifico)
soleva dire: "La salute si muove, la malattia NON si muove".
Questa frase è il sunto di quello che sto dicendo.
(E perchè cazzo non l'ho detta subito: Perchè sono logorroico)
Osservare la "Fine" di qualcosa è di per se frustrante ogni qualvolta non può portare a nulla, quindi se invece porta a qualcosa non è più una "Fine" bensì un nuovo inizio.
Posso chiudere citando quindi una mia professoressa dell'università: "L'esperienza è tale solo quando è l'esperito dell'esperiente, altrimenti è mero e vuoto Nozionismo", privo di un significato singolo ma aperto molteplici visioni e quindi inconcludente e frustrante.