lunedì, 13 luglio 2009
Rifletto, alle volte faccio lo specchio e mi metto davanti ad uno specchio.
Il risultato ovviamente è un disastro, prendete uno specchio che si riflette ed avrete il nulla, una specie di vuoto cosmico che invece di risucchiare dentro tutto lo butta fuori.
Outing... "Butta Fuori" secondo me rende meglio.
Magari perchè è italiano e si capisce al volo, se sei italiano.
Se.
Se sei
e
Se Sei Italiano.
Tre concetti un poco fuori di testa ma come dicevo stavo riflettendo riflettendomi e la testa è stata una di quelle cose che prestissimo sono state espulse da quel gorgo così simile all'uscita di un buco nero...

Beh, certo, chi di noi no ha mai visto l'uscita di un buco nero?
(si, è vero, un certo numero di persone probabilmente starà sogghignando pensando a qualche scena hard vista da qualche parte).
Rifletto e penso a parole come giustizia, onore e storia.
Dunque automatamente anche alla parola "Creatività"
(che tra l'altro c'entra - e soprattutto esce - moltissimo con la riflessione "specchio specchio", infatti buttare fuori tutto oltre ad essere "catartico" è soprattutto creativo forse proprio perchè nel nulla e nel proprio annullamento riusciamo nel non pensiero a creare ed afferrare verità spesstanto grandi da essere inesprimibili se non  con lo stupore ed il silenzio)
La parola "creatività", dicevo, è infatti solo attraverso la creatività che parole come il trittico di cui sopra riesce ad avere un qualche genere di senso verosimile.
Lo stupor catartico del buttare fuori da me stesso anche me stesso mi porta infatti a pensare che quella trinità di parole non si esplica nell'uomo ma al contrario è attraverso l'uomo, vettore per natura fallace, che si esprimono in un risultato.
Allora ecco che il sovrano illuminato si erige a giusto comandante delle nazioni sotto di lui riunite per combattere il male assoluto, la disgregazione dell'essere e del mondo come possiamo anche solo immaginarlo, il Nulla di Infinite Storie, il Rettilone dalle mani inanellate, l'oscurità di incubi così demoniaci da spaventarsi da se stessi.
Creatività, appunto, storie fantastiche dove gli archetipi dfele paure e del loro contrario si fanno uomini e donne o animali o anche creature assurde e che portano sempre al corretto svolgimento della fiaba.
Ma dopo che il cowboy cavalca verso il tramonto, quando il sole sarà calato, il cavallo spazzolato, il fuoco acceso ed pasto preparato, questo verrà digerito e poi cagato.
Strappiamoci le favole dagli occhi e portiamole nel cuore, così da vedere le cose per come sono e cercare di trasformarle per come potrebbero essere se tendessero verso una giustizia che no ci può appartenere.
Non esiste un "Principe Azzurro"
Non esiste "La strega Cattiva"
Sette Nani si possono anche trovare ma duito del loro Disneyano assortimento.
Se non ci laviamo puzziamo
Se mangiamo Caghiamo
Se ci abbrutiamo...
Se ci abbrutiamo diventiamo "i cattivi delle favole"...
Allora forse l'unico contatto che la realtà ha con le favole è con "il male"
Forse
Quando stiamo bene raggiungiamo anche "l'estasi"...
Allora esiste anche un punto di contatto con "Il Bene"...
C'è però chi raggiunge l'estasi attraverso l'abbrutimento, attraverso il male.
Sarei davvero curioso di sapere se c'è qualcuno che, di contro, arriva "Al MALE" attraverso l'estasi...
Se
Tutto questo è vero
Se Sei
siamo delle persone fatte di tutto ciò e anche di più
Se sei Italiano
se lo siamo e leggendo queste parole il loro significato è cerebralmente comprensibile senza sforzi di traduzione
Allora basterà fare due conti e capire che è più facile tendere al "Male" piuttosto che al "Bene".

Tutto quà.
il mio "stupor Catartico" mi ha trascinato quì per poter dire semplicemente
"E' davvero più complesso fare del bene piuttosto che del male"
e
"E' anche facile fare del male tentando di fare del male"
e
"Solo nella creatività dei cartoni animati si riesce a fare del bene tentando di fare del male".
...
Un bacio a tutti ma anche un pestone, non vorrei sembrarvi troppo buono.

 
postato da: diolupo alle ore 00:44 | Permalink | commenti
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lunedì, 19 gennaio 2009

I commenti degli idioti sono per me nettare per il palato e balsamo per i polmoni, un corroborante tonico che mi rinforza il cuore e rigenera la mente: ascoltar denti che mordono il metallo, gioire del costante spezzarsi, aver la consapevolezza che i propri non sono.

Peccato solo mancar della certezza dell'altrui identità ma orsù, bisogna pur accontentarsi delle piccle soddisfazioni che questa magra vita ci elargisce.

postato da: diolupo alle ore 16:40 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 26 settembre 2008
Il presente è solo un'idea molto vicina di quel che è apena passato e tanto per aggiungere una cosa: ingenuo non significa buono e lento non significa stupido. Prova ad incularmi e sei fritto, finito e concluso. forse non sono troppo duro da masticare ma ti farò passare da vvero un pessimo quarto d'ora, e forse di più.
postato da: diolupo alle ore 03:12 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 09 giugno 2008

Angelo


Quanti angeli possono danzare sulla punta di uno spillo?

E che ne so io?

Ma soprattutto: perchè?

Beh, allora, credeteci o no questa era una domanda teologica posta da Tommaso d'Aquino... O meglio: Nel suo "Summa Theologica" d'Acquino si incarica di domandarsi se possa essere possibile che molti angeli occupino lo stesso spazio contemporaneamente.

Martin Scriblerus, pseudonimo parecchio in voga in quel periodo per tutti coloro che si divertivano a fare satira e che tradotto suona più o meno Martino lo Scribacchino,trasformo il pensiero del santo filosofo e lo riassunse nella domanda famosissima che sta in "apertura...

Allora: Tommaso alla fine del suo pippone dice che no, gli angeli NON possono occupare contemporaneamente lo stesso spazio (e dunque NON possono danzare sulla punta di uno spillo senza intralciarsi) mentre io, che sono notoriamente gretto e sciocco dico: Ma che bisogno ne avrebbero?

Semplice.

Allora facciamo finta che dio esista e immaginiamo 'sto vecchiaccio un pò bonario e un pò guardone che un giorno, prima che esistesse la cognizione del "giorno", "decide" di "fare" il mondo, di "fare" gli uomini, la luce, lo spazio e pure il tempo. Tutto questo perchè forse si era ormai annoiato a morte degli angeli. Esseri di puro intelletto dediti assolutamente al suo compiacimento.

Come dire: passa un paio di miliardi di eoni in compagnia di gente luminosa che fa tutto quel che vuoi e vedrai che un poco di risentimento lo avrai cetamente.

Ma abbiamo proprio toccato il punto senza nemmeno soffermarcisi e cioè: il compiacimento del volere di dio.

Eh già perchè, sempre ammettendo l'esistenza di questa entità a se stante e super partes (il motore immobile), è normale che se il creatore dice balla certamente tu ballerai, soprattutto se sei un "angelo" creatura di puro intelletto che risale alla notte dei tempi e, soprattutto, senza il libero arbitrio.

E allora, se sei un marcantonio potentissimo con l'intelligenza di un processore intel e la sua stessa capacità decisionale, quando il tuo operatore ti dice qualcosa certamente tu lo farai.

E allora, se il vecchio creatore, arcigno e inasprito dal passare dei millenni dice: "Ballate sulla punta di uno spillo" secondo voi ci sarà un limite alla folla angelica che si dibatte nei più assurdi twist?

...E ricordate che il suddetto vecchiaccio è pure onnipotente...

postato da: diolupo alle ore 10:18 | Permalink | commenti
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mercoledì, 04 giugno 2008
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Sergio Caputo si riconferma un autore brillante e sensibile in un campo che sembrerebbe non avere nulla di molto attinente al mondo della musica e della canzone. Il suo romanzo è uno spaccato di vita vivace e profondo che si fa leggere tutto d’un fiato e pesca a maglie strette, per ammissione dello stesso protagonista, dalla vita vera del cantautore e musicista “Fictionalizzata quanto basta”. Proprio per questo leggendo il libro ci si sente proiettati nella storia come in una canzone, come in un intero disco che dipana nelle sue note il viaggio a ritroso di un musicista/cantautore italiano emigrato in america che si ritrova bloccato a Roma durante uno dei suoi tour annuali a causa di un passaporto (il suo) perso per un banale incidente, lo ascoltiamo e osserviamo pensare, vivere ed ubriacarsi nel suo presente e nello spettro del passato, contemporaneamente in lui e fuori di lui, come un’introspezione jazz che si guardasse allo specchio. Caputo parla dell’essere persone e personaggi, della vita vissuta, di quella sognata e di quella sperata e mai occorsa, di fiction e realtà e degli inganni che si celano dietro entrambe, si strappa da se e si fa vivere dal lettore in una delle infinite possibilità che possiamo strappare all’universo, che poi è sempre una ed unica e la fa vivere intensamente, forse davvero “disperatamente e in ritardo cane" come da titolo. E’ un romanzo riuscito come una bella canzone, e proprio come una bella canzone avvolge e fa vivere emozioni che rimangono, e a differenza di una bella canzone lascia dentro musiche differenti come nella vita vera.
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venerdì, 24 agosto 2007

Tratto dall'altro mio Blog, su Maciste .it  Sempre roba mia.L'insoddisfazione della fine


Che cazzo vuoi?

Beh, è chiaro che questa frase sottende all'antica anatomia dell'uomo, quando aveva più peni e dunque la nostra amat frase non era certo una offesa, anzi, era piuttosto una cortesia: si lasciava la possibilità di scegliere.

Che vuol dire?

Niente.

Semplicemente riflettevo sule origini delle cose

Di solito c'è sempre qualcosa che fa scaturire quello che poi viviamo, c'è sempre un "perchè" alle cose.

Per nostra natura però, siamo sempre tentati dalla "fine".

Qual'è la fine di questi eventi, a cosa porteranno, qual'è il risultato di questa ricerca eccetera e questo è normale: infatti per natura l'origine sta a capo e la fine giunge in ultimo anche in senso cronologico, quindi necessariamente anche la ricerca dell'inizio è destinata a giungere dopo lo stesso, anche perchè comincia dopo

Ancora una volta mi sento di interpretare i pensieri del lettore e dire: "Che cazzo altro starà dicendo, questa volta?"

Beh, stavolta non è semplice

Non è semplice perchè il punto della discussione è la caducità umana. Inutile citare alcunchè, basterà pensare ad una cosa sciocca e a una domanda banale: Che ore sono? (no, non è Guzzanti).

Intendo dire che è facile formulare una domanda come questa però la risposta non è mai esatta.

Perchè?

Ma lo sanno pure i bambini, nel tempo che leggete l'ora e poi la comunicate e nel tempo che la vostra frase viene incamerata dal cervello e dall'intelligentia del povero richiedente senza orologio il tempo scorre.

Quell'ora è già passata.

Mi pare fosse S.Agostino a dire che "Viviamo nel futuro perchè il presente è quell'attimo che è già passato"

Certo, potrei aver dettouna cazzata sbagliando la frase o l'autore, oppure due cazzate sbagliando sia la frase che l'autorema tanto:

è già passato.

da questa stupida quanto proonda riflessione possiamo capire quanto siamo"naturalmente" portati a pensare a quello che verrà dopo, alla fine delle cose.

Possiamo capire quanto sia faticoso percepire ed essere coscienti della propria vita nel momento in cui si trasforma da "Evento" a "Esperienza" e inoltre, possiamo capire perchè lanostra ricerca della fine sia frustrante.

"Viviamo" proiettati verso qualcosa che pregustiamo e ricerchiamo, la pensiamo, studiamo e immaginiamo, vagliamo milioni di possibilità e giochiamo a scacchi con noi stessi mentre ci buttiamo più o meno frenati o a capofitto in "quella cosa", solo che per vederne la fine il nostro unico strumento è guardarci indietro.

Capito?

No?

Te lo spiego meglio:

Il presente lo "conosciamo" solo quando è già passato, allora possiamo riconoscerlo, mentre il futuro è tutto ciò che stiamo per vivere, più o meno vicino al nostro piccolo attimoquindi quando arriviamo alla fine di una cosa, dal momento in cui finisce a quello in cui lo vediamo esiste un lasso di tempo che fa di quella "Cosa Finita" una "Cosa Passata" (infatti è finita, chiusa e completa).

Da qui possiamo dire che per vederla dobbiamo guardare al passato, vederla già finita anche quando abbiamo contribuito al suo svolgimento.

Guardare alle spalle per capire è quindi forse il nostro unico strumento di conoscenza, un meccanismo pericolosissimo che rischia di prendere il sopravvento togliendoci invece quello che è davvero la nostra natura: l'immaginazione dell'immantinente.

Ossia la nostra capacità di stupirsi del risultato che la nostra scommessa (la vita) sta avendo.

L'immaginazione dell'immantinente è quella cosa che ci permette di camminare masticando una gomma americana con lemani intasca e lo sguardo che va da una vetrina ad un bel personale eccetera senza inciampare sui nostri piedi nè sugli ostacoli dintorno (vabbè facciamo solo sugli ostacoli d'intorno, ai nostri piedi ci pensa un'alro meccanismo), l'immaginazone dell'immantinente è quella cosa che ci fa sognare un bacio nelmomento stesso in cui lo stiamo dando, è quel senso di meraviglia che mette in comunicazione il futuro immediato con il passato che si sta svolgendo (ossia passando).

E poi c'è la fine.

Che cos'è la fine esattamente?

Beh, credo che la fine sia un lasso di tempo che la nostra mente si prende da una ricerca all'altra (sognamo di poter dare un bacio, poi sognamo di come darlo, poi per quanto darlo e poi alle sensazioni che ci darà e poi... Pausa).

Alle volte quella pausa dura un pò troppo e l'immaginazione dell'immantinente (Ossia proiettata al futuro) si rivolge su se stessa e guarda indietro e il ricordo si mescola al ricordo del ricordo. Subentra la melanconia, una sottile frustrazione che ci fa crogiolare nella stessa melanconia e ci tiene ancorati al passato anche nell'immaginazione del presente e del futuro.

Una immagine facilmente visualizzabile: Camminiamo sulla linea della nostra vita, si allunga ad ogni passo e la direzione possibile è una sola, avanti; Percepiamo e creiamo questa linea grazie alla nostra fantasia e immaginazione. Ora prendiamo questa linea e facciamola passaresopra di noi e dietro fino a farla ricongiungere con la linea dietro di noi.

Rimarremo così comunque al centro della nostra vita che però nel frattempo è diventata non più una linea bensì un cerchio: saremo come dei criceti nella loro ruota, cammineremo e cammineremo senza andare in realtà da nesuna parte.

Ecco la frustrazione.

Moshe Feldenkrais, un tipo fico che ha lavorato un cinquantina di anni fa ne la mpo della sanità e della "riablilitazione"
(senza entrare nello specifico)
soleva dire: "La salute si muove, la malattia NON si muove".

Questa frase è il sunto di quello che sto dicendo.
(E perchè cazzo non l'ho detta subito: Perchè sono logorroico)

Osservare la "Fine" di qualcosa è di per se frustrante ogni qualvolta non può portare a nulla, quindi se invece porta a qualcosa non è più una "Fine" bensì un nuovo inizio.

Posso chiudere citando quindi una mia professoressa dell'università: "L'esperienza è tale solo quando è l'esperito dell'esperiente, altrimenti è mero e vuoto Nozionismo", privo di un significato singolo ma aperto molteplici visioni e quindi inconcludente e frustrante.

postato da: diolupo alle ore 23:29 | Permalink | commenti (7)
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mercoledì, 22 agosto 2007

Ed ecco qui, questo lupo vi mette questo simpatico link, il link di una rock band con la quale ho avuto occasione di girare un vidoclip musicale.

Si chiamano Tular, il link è alla loro home page in MySpace, basta far caricare la pagina, mettere in pausa il brano che parte in automatico e far scorrere la pagina fino a vedere nella finestrella due video, uno comprensivo di backstage e uno con il solo video.

Godeteveli, Buona visione

http://www.myspace.com/tularofficial  

postato da: diolupo alle ore 13:14 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 20 agosto 2007

Aggiornare un blog è un lavoro o un piacere?

Cominciare un blog che cosa significa?

Riusciranno i nostri eroi...?


Per me è una sorta di percorso, un lungo lamento, non posso dire che questa fase sia completamente finita; l'anima e l'esperienza non si chiude e cancella come un file, è piuttosto come una pila di carta: ci scrivi sopra e quella si accumula, puoi metterla da parte ma tanto fa spessore comunque... E pesa.


Dio come pesa la carta!!!

Ne "Il Castello Errante di Howl" alla fine il mago si ritrova a fare fatica ad alzarsi, ad essere pesante. Un altro dei protagonisti gli dice che è normale, gli dice che quello che bisogna portare per il fatto di avere un'anima. Anima che lui alla fine ha ritrovato.

Se qualcuno sta leggendo queste righe ora si domanderà: "ma dove cazzo vuole arrivare questo"

Beh, in fondo non è questa la domanda che ci facciamo un poco tutti? Dove voglio arrivare.

Dove vogliamo arrivare

Qual'è il nostro scopo

Cosa c'è dopo la morte.

Tre domande del cazzo

........In realtà sono due, quella della vita dopo la morte è un non-problema: perchè scervellarci in vita per una cosa che scopriremo comunque a tempo debito???

e dunque eccoci, Dove vogliamo arrivare e Qual'è il nostro scopo. Quasi la stessa domanda. Solo che la prima riguarda i nostri desideri e la seconda i nostri Talenti, o Fato, Destino Karma etc... Due domande concatenate che spesso derivano l'una dall'altra senza poter discernere esattamente una primigena. Uovo o gallina?

Essere Umano.

L'essere umano si differenzia dall'animale per una cosetta chiamata "Corteccia Cerebrale", una cosa fica che permette di unire due "immagini" (o idee) lontane interi universi filologici tra di loro, creando così un prodotto nuovo, una "invenzione".

(non sono sicuro che la parola sia "filologici" ma ora come ora non mi va di andare a cercare, parlo a ruota libera, fate vobis)

Da qui a capire come moltitudini di immaggini ed idee, stipate tutte nel nostro simpatico cervello, messe in comunicazione tra di loro abbiano potuto far evolvere l'uomo e farlo arrivare dove è adesso beh, il passo è breve.

Allora dico: ma non era meglio non averla sta maledetta corteccia?

Oppure no...

Amare non è forse una cosa che fanno anche i sottocorticati (mancanti di corteccia, gli esseri meno evoluti dell'uomo)?

Allora sta corteccia ci serve solo a parlare, scrivere, fare poesia e scienza e... Armi di distruzione e tattiche di guerra.

E una cosa maledetta e maledettamente ricercata da tutti:

Filosofia Morale

Ettandecazz!!!

Dirà di certo qualcuno. Però non è così, perchè tutto si riconduce a quelle maledette 2 domande: Qual'è il mio scopo e Dove voglio arrivare.

Ne più ne meno.

Andy Warhol disse, "La vita è: nasci ti ammali e muori, tanto vale godertela finchè ti è possibile!".
E' sbagliato? Immorale? Per chi?

La filosofia morale non è la Filosofia che si studia all'universi tà nè la morale Cattolica, è semplicemente quello spirito di sopravvivenza evoluto proprio dell'uomo, quello che ti spiega dentro che come lo hai tu lo hanno gli altri, per cui è meglio non fare troppo gli stronzi e vivere bene in compagnia oppure allontanare se stessi perchè gli altri sono sempre troppi.

La filosofia morale può anche accettare la morte provocata come farebbe il darwinismo, però non lo vede di buon occhio perchè vede anche le conseguenze a lungo termine che un atto del genere provocherebbe, è quella vocina che ti fa pensare che se non fossi stato così prepotente ora non avresti un occhio nero anche se l'altro se la passa peggio.

Tutto questo per dire semplicemente una cosa.

La Corteccia Cerebrale l'abbiamo tutti, ma è una tabula rasa, va costruita. I più la usano passivamente, qualcuno imbrocca per qualche motivo la strada giusta e ha anche la forza di rimanere in carreggiata, altri si ostinano a non usarla.

Viene però il tempo in cui una corteccia non utilizzata fa cosrto circuito, allora bisogna far quadrare i conti ed è una fatica piuttosto grossa, titanica.

Non so se sia giusto ripetersi le due domande all'infinito o gettarsi nell'esperienza alla prova e riprova delle infinite risposte possibili, però auguro a tutti un grosso in bocca al lupo (e non dite Crepi, povera bestia), perchè credo che un individuo che sappia afferrare se stesso saldamente abbia il tempo e lo spazio solo per afferrare la sua famiglia, dopodichè le mani son finite e non ne restano alcune per impugnare armi ne per maneggiare offese e sfide.

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sabato, 18 agosto 2007
postato da: diolupo alle ore 05:32 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 16 agosto 2007
Drachenfest 2007

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postato da: diolupo alle ore 05:20 | Permalink | commenti
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